Post Festival – New Generations 2018 – Intervista a Gianpiero Venturini

Si è conclusa la quinta edizione del New Generations Festival, evento internazionale di architettura firmato Gianpiero Venturini. Lo scorso anno viene ospitata dalla Casa dell’Architettura a Roma, ottenendo un grandissimo successo e riuscendo a coinvolgere personalità interessanti e studi emergenti. Quest’anno al festival ha fatto da sfondo la città di Varsavia. La struttura del BABKA DO WYNAJĘCIA (foto di copertina) ha ospitato più di 25 studi tra cui: Openfabric (NL), BudCud (PL), SET Architects (IT), CENTRALA (PL), Wolfhouse Productions (RO), ABACO (FR), Collective Disaster / POOL IS COOL (BE), Yalla Yalla! – studio for change (DE) and PiM.studio Architects (UK).  Il Festival dà spazio ad una giovane generazione di architetti e progettisti che si scontrano con le prime difficoltà lavorative e che si trovano ad operare nella nuova era digitale in cui i #MEDIA sono sempre più protagonisti. Venturini offre anche quest’anno spunti di riflessione interessanti che hanno preso vita durante i confronti, accesi e partecipati, che hanno animato il Festival. Lo abbiamo incontrato e ci ha raccontato qualche curiosità interessante. 

r.: Come mai la scelta di Varsavia e del BABKA DO WYNAJĘCIA per ospitare il Festival? 

G.V.: Il Festival New Generations è nato in modo estremamente spontaneo, nel 2013, con la prima edizione che si è tenuta a Milano, all’interno degli spazi della Fabbrica del Vapore. Poi, in modo sempre più strutturato, a Firenze, Genova e Roma – consolidando un formato, che ha come una delle caratteristiche principali quella di essere internazionale e facilitare scambio tra rappresentanti di diversi paesi. Dopo quattro edizioni in Italia, era da tempo che pensavo di esportarlo all’estero: durante l’edizione che ho curato a Roma – abbiamo chiesto ai vari partecipanti se qualcuno fosse interessato ad ospitare il Festival nella propria città. Tra le varie indicazioni è emersa Varsavia, ed abbiamo deciso che fosse una location interessante per sperimentare la prima edizione internazionale di New Generations, sia perché è una città emergente, ricca di attività e certamente meno conosciuta di altre grandi capitali europee come Londra o Parigi – sia perché una delle missioni di New Generations è quella di dare voce ad architetti emergenti che godono di meno visibilità. In Polonia e più in generale nell’est Europa, ci sono molti studi emergenti che, nonostante stiano sviluppando un’attività qualitativamente molto elevata (vedi CENTRALA, BudCud, Atelier Starzak Strebicki, a2p2, ed altri), non godono dello stesso interesse di altre pratiche emergenti che fanno riferimento al contesto geografico centro-europeo. Nel nostro piccolo, abbiamo provato a bilanciare questa disparità attraverso la quinta edizione di Festival.

r.: Quali sono stati i criteri di scelta degli studi che partecipano al Festival?


G.V.: E’ una domanda che arriva nel momento perfetto: a breve lanceremo una pubblicazione che si pone come obiettivo quello di fare il punto della situazione su quanto è stato fatto in questi primi 5, 6 anni di attività. Una sezione di questa pubblicazione tratta la questione dei criteri di scelta degli studi che hanno fatto parte dei vari Festival, e di altre attività curate da New Generations. La selezione, in un primo momento, avveniva in modo del tutto spontaneo: dopo aver lavorato in molti paesi, era stato possibile tracciare una prima mappa di giovani studi interessanti, che avrebbero potuto far parte di New Generations. Era una selezione che faceva parte di un network personale, costruito attraverso alcune esperienze lavorative post universitarie. Con il passare del tempo, la selezione ha iniziato a seguire alcuni parametri, mai troppo rigidi. Quello dell’età: il limite di 35 anni non vuole essere una discriminante, anche se, generalmente, chi sta muovendo i primi passi nel mondo del lavoro e gode di poca visibilità, ha generalmente un’eta inferiore ai 35 anni. Un altro criterio è la diversità degli studi coinvolti: New Generations prova a mappare la grande varietà di studi, a cui corrispondono modi diversi di intendere la professione – e per questo, si cerca di dare spazio a pratiche tra loro molto diverse, da cui spesso nasce un confronto interessante. Per ultimo, trattandosi di un progetto con una chiara valenza europea, l’idea è quella di dare spazio a rappresentanti dei vari paesi riconducibili al territorio europeo. 
Gli studi che formano parte delle attività di New Generations vengono selezionati in tanti modi: attraverso i Festival, lanciamo delle call, grazie alle quali ognuno può presentare la propria candidatura. In questi anni, il progetto New Generations è riuscito a ritagliarsi uno spazio importante, e molto spesso riceviamo messaggi da parte di studi che esprimono il desiderio di essere coinvolti all’interno delle nostre iniziative. Per ultimo, la mappatura di studi avviene grazie alla rete stessa: trattandosi di gruppi che, nella maggior parte dei casi non hanno grande visibilità mediatica, capita spesso di ricevere segnalazioni di studi interessanti dai gruppi che hanno fatto parte di precedenti edizioni. In questo modo, siamo sicuri di coinvolgere sempre nuovi partecipanti, senza dare spazio sempre ai soliti nomi.  

r.: Quali sono i risultati che sente di aver raccolto con questa edizione?

G.V.: Questa edizione anticipa alcuni dei risultati che stiamo trattando all’interno della pubblicazione di cui ti ho parlato in precedenza. I tre temi organisation, business media – sono stati occasione per confrontarsi su alcuni aspetti pragmatici della professione: il modo in cui ognuno definisce il proprio raggruppamento (ufficio, workshop, collettivo, ecc,), spesso corrisponde ad una modalità di lavoro molto precisa, che racconta vari modi di organizzarsi e intendere la professione dell’architetto. Durante le attività legate al secondo tema – business – si è parlato di commissioni pubbliche e private, concorsi – ma anche di progetti senza una vera committenza – molto diffusi all’interno della rete di New Generations. Per ultimo, l’aspetto mediatico: si è parlato di comunicazione, social media, e forme di diffusione dei propri lavori. Ma anche, e soprattutto – di nuovi modi di intendere questi canali, intesi come strumenti di progettazione, ricerca, partecipazione, e coinvolgimento del pubblico.  

r.: L’anno prossimo…?

G.V.: Ancora non si può dire! 

Festival New Generations 2018 : Building the ATLAS

Day1 – Workshop, Re-imagining Warsaw, da CENTRALA (PL) + Openfabric (NL) A2P2 architecture & planning (PL) + SET Architects, BudCud (PL) + CIVIC. A seguire una conferenza di apertura tenuta dal curatore Gianpiero Venturini e Marlena Happach, Katarzyna Dorda. E’ stata un’occasione per discutere e confrontarsi sull’immaginario della città di Varsavia.  

Day 2- La prima parte del secondo giorno è stata dedicata alla conclusione e alla discussione dei temi affrontati nel workshop e successivamente si è trattato il primo dei  macrotemi del Festival: #ORGANISATION.  Sono intervenuti Paulina Grabowska (PL), Openfabric (NL), Enter Studio (IT), CENTRALA (PL), CIVIC – The Cloud Collective (NL). 

Day 3- Si è parlato degli altri due macrotemi: #BUSINESS #MEDIA con Parasite 2.0 (NL), BudCud (PL), ABACO (FR), Beton (PL), Yalla Yalla – studio for change (DE), POOL IS COOL / Collective Disaster (BE). 

Photo courtesy New Generations 

Foto di copertina: Babka do wynajęcia_@Kuba Mozolewski

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