CIRCOLO-A

Abbiamo incontrato Simone Ierardi (Milano, 1984) e Valentina Penna (Genova, 1986) del giovane studio genovese CIRCOLO-A, fondato insieme a Gabriele Molinelli (Genova, 1985). Lo studio si occupa di architettura, urbanistica e design, concentrandosi sullo sviluppo sostenibile e sulla qualità in ogni sua forma: ogni lavoro, da un interior ad uno studio urbano, è il risultato di osservazioni, ricerca e sperimentazione.

Li abbiamo intervistati in occasione della IV edizione del New Generations Festival.

r.: Il New Generations Festival è la conseguenza del voler mettere un accento e dare particolare attenzione alle nuove generazione di architetti europei e/o internazionali, che in questo periodo storico faticano a trovare i loro spazi.

Come vedete questa “crisi” nel futuro?

Simone: Purtroppo o per fortuna noi come professionisti siamo nati nella crisi, non sapremmo immaginarci un dove e un quando senza di questa: ci siamo trovati in questa realtà che per noi è l’unica, è il nostro habitat naturale. Siamo comunque ottimisti e convinti che ogni crisi in quanto destabilizzazione dello status quo porti sempre a una rinascita, in questo caso nel modo anche di concepire architettura, paesaggio e spazi urbani.

r.:Come avete avuto il vostro primo lavoro come studio di giovani architetti e che tipo di progetto è stato?

S.: Il primo incarico, secondo il copione più classico, ci è arrivato tramite un conoscente che aveva bisogno di ristrutturare un appartamento. Dopo di che ci sono state commissionate altre ristrutturazioni tramite il passaparola ed il sito internet e varie collaborazioni con studi affermati per i quali avevamo lavorato in passato.

V.: Nel frattempo non abbiamo mai smesso di partecipare a diversi concorsi. È stato proprio al primo riconoscimento (quando ne abbiamo vinto uno) che è iniziata a maturare l’idea di poterci slegare da studi più grandi e di lavorare autonomamente, di sviluppare uno studio nostro, che speriamo continui a crescere com’è stato finora!

S.: Vincere un concorso è molto motivante, per continuare a farne altri e per continuare a esprimere quello che secondo noi rappresenta e deve rappresentare l’architettura. Un lavoro apprezzato da persone e professionisti di grande esperienza accende ancora più la passione per la progettazione.

V.: Partecipare ad un concorso è una sfida emozionante, solitamente i vincoli ti lasciano comunque la piena libertà di esprimerti al loro interno e la possibilità di spostarne i confini qualora ne valga la pena.

S.: Ad esempio lavorando al concorso per il quale abbiamo presentato Epiciclo  (in collaborazione con Linearama Architects), vincendo il primo premio, abbiamo consapevolmente deciso di infrangere un vincolo imposto, nello specifico la porzione di lotto edificabile; siamo felici che il concept del progetto sia stato così forte da aver prevalso.

 

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Epiciclo | CIRCOLO A + Linearama Architects

 

r.Trovate delle differenze tra l’Italia e gli altri paesi europei nella facilità, o meno, di creare la propria vita professionale e il proprio studio? Perché?

V.: Abbiamo lavorato due anni nei Paesi Bassi, tra Rotterdam ed Amsterdam, aprendoci una piccola finestra sul mondo lavorativo professionale di un altro paese e percependo sicuramente alcune differenze rispetto al nostro. Nella nostra esperienza nord-europea abbiamo trovato, per esempio, da parte delle istituzioni una maggiore trasparenza, un rapporto più semplice e diretto, una maggiore apertura alle innovazioni. Allo stesso tempo talvolta in un sistema di progettazione sicuramente efficiente abbiamo però riscontrato delle rigidità che possono nuocere al processo stesso. Siamo fiduciosi che in un’ottica globale ogni paese, compresa l’Italia ovviamente, possa conservare i propri punti di forza e attingere dalle esperienze degli altri per migliorare ancora.

 

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Epiciclo | CIRCOLO A + Linearama Architects

 

S.: Una solo apparentemente banale difficoltà che abbiamo riscontrato al nostro rientro in Italia rispetto ai Paesi Bassi è stata quella di trovare un proprio spazio da adibire a studio: questo può influire sul processo di maturazione, rallentandolo. Al contrario di città come Rotterdam e Amsterdam, a Genova, e in Italia in generale, non vi sono incentivi o aiuti per chi voglia intraprendere la libera professione da questo punto di vista. Personalmente siamo stati fortunati inizialmente a prendere uno spazio all’interno di un co-working, purtroppo, una delle poche realtà di spazio condiviso nella nostra città.

V.: Questo argomento è strettamente legato al diverso approccio all’architettura esistente in Italia e all’estero. Ad esempio nei Paesi Bassi vi è la disponibilità di immobili in disuso o abbandonati presi in gestione dal comune o da privati che hanno messo in atto una politica gestionale per la quale questi spazi vengono affittati a un prezzo molto basso a giovani professionisti, che riattivano così immobili e interi quartieri (creative districts). Sarebbe bello che anche in Italia prendessero sempre più piede simili processi, per dare nuova vita alle obsolescenze urbane e facilitare allo stesso tempo il fiorire di nuove attività.

 

Grazie a CIRCOLO-A!

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