Lerua

Abbiamo intervistato LERUA | Ledda – Russo Architetti, due giovani architetti italiani, per cercare di capire attraverso le loro scelte quali sono le possibilità che questa professione oggi offre. Come lavorano? Dove lavorano? Su cosa lavorano?

 

r.: Si parla molto della “crisi dell’architetto” in Italia creando un sentimento di sconforto tra le nuove generazioni. Voi come vedete questa idea di “crisi” nel futuro?

Fabiana: Diciamo che noi la crisi la vediamo e la viviamo, ma siamo anche molto positivi riguardo il futuro. Siamo ‘fuggiti’ dall’Italia in diverse occasioni. Queste ci hanno portato a intraprendere percorsi legati allo studio e al lavoro in differenti città europee. Dopo la nostra esperienza londinese, abbiamo deciso di rientrare. Il rientro in Italia ha coinciso con una serie di nuove occasioni professionali. Il nostro credo positivo ci ha   permesso di ragionare sullo stato di crisi cercando di coglierne le opportunità.
Abbiamo scelto l’Italia come base, rimanendo sempre legati ad un ambiente internazionale grazie alla partecipazione a concorsi e a collaborazioni con studi stranieri.
Paolo: Non è scontato che l’esperienza all’estero sia sempre migliore di quella in Italia: noi abbiamo avuto esperienze lavorative anche in Spagna e Inghilterra e non sempre la situazione che si trova è migliore di quella che si lascia. Inoltre devi essere pronto a confrontarti con una realtà architettonica che spesso è molto lontana dalla tua idea e di conseguenza sei costretto ad adattarti. La crisi esiste, ma è un po’ ovunque, il lavoro c’è ma dipende tanto dai contatti e dalle chances che riesci a crearti.

 

r.: Quanto tempo avete vissuto all’estero?

P: Ho vissuto 3 anni in Spagna (prima a Madrid e poi Barcellona) e infine quasi due anni a Londra.
F: Anche io ho lavorato un anno in Spagna durante l’università, dopo ho studiato per un anno a Bruxelles e dopo la laurea mi sono trasferita a Londra.

 

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SALOTTO CAFÉ SASSARI – ITALY  Photo courtesy of © LEURA

 

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SALOTTO CAFÉ SASSARI – ITALY  Photo courtesy of © LEURA

 

r.: Come avete avuto il vostro primo lavoro come studio di giovani architetti e che tipo di progetto è stato?

P: Il nostro primo progetto realizzato è stato ‘Salotto Café’, un piccolo locale nel centro di Sassari che si affaccia sulla piazza principale della città. Come spesso avviene, è stata un’iniziativa di amici che hanno deciso di aprire un’attività e hanno scelto di affidarci la progettazione. E’ stato interessante perché quando il committente è giovane spesso è più aperto a nuove proposte, inoltre abbiamo avuto la fortuna di poter lavorare con degli
artigiani e sotto quest’ aspetto è stato molto formativo, perché abbiamo potuto sviluppare il progetto in ogni suo dettaglio confrontandoci con persone con molta esperienza.
F: è stato molto stimolante e anche un po’ diverso dai nostri progetti precedenti: in questo caso doveva esserci un’attenzione particolare negli interni, nel disegno dei mobili, nei particolari.
P: Soprattutto nella progettazione del banco, che presenta un disegno geometrico tridimensionale, e della bottiglieria che fa da ‘quinta’ al locale. Anche il rapporto con il contesto e l’edificio stesso, in stile Liberty, è stato stimolante per il progetto. Davvero una bella opportunità. Tuttavia l’attività principale che siamo riusciti a sviluppare in questi anni è stata quella legata ai concorsi. Questo un po’ perché non avevamo incarichi privati e un po’ perché pensiamo che si tratti di uno strumento democratico per sviluppare una propria idea di architettura non contaminata da fattori esterni.
Abbiamo avuto modo di vincerne qualcuno come Europan 13 e il concorso bandito da Marlegno. Nonostante la partecipazione ai concorsi dia l’opportunità di competere con differenti professionisti da tutto il mondo, pensiamo che l’aspetto più importante della professione sia legato alla costruzione. Questo tema diventa quasi un’utopia in questo contesto, infatti è molto difficile realizzare un progetto dopo aver vinto un concorso.
Ne è stato un esempio la nostra proposta per Landsberg (Europan 13), per il quale era prevista la realizzazione del progetto. Dopo aver vinto il concorso e dopo una serie di incontri con l’amministrazione la situazione è cambiata e abbiamo capito che non avrebbe avuto seguito. Nonostante questo continueremo il nostro processo di “ricerca pragmatica” attraverso la partecipazione ai concorsi, ma speriamo che queste opportunità si possano trasformare in qualcosa di reale.

 

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LIVING WITH(IN) NATURE | E13 WINNERLANDSBERG – GERMANY Photo courtesy of © LEURA

 

r.: Trovate delle differenze tra l’Italia e gli altri paesi europei nella facilità, o meno, di creare la propria vita professionale e il proprio studio? Perché?
F: Dipende molto dai punti di vista: dal punto di vista burocratico, quindi della snellezza delle pratiche sì, c’è tanta differenza. Il cantiere per il ’Salotto Cafè’ a Sassari ad esempio si è protratto per due anni. Una situazione simile si è venuta a creare anche per alcuni lavori che abbiamo sviluppato successivamente. In Inghilterra invece la burocrazia è semplificata e a servizio del progetto, questo permette di avere progetti approvati in tempi minori.

 

Scuola secondaria Giovanni Pascoli, Torino
SCUOLA SECONDARIA GIOVANNI PASCOLI TORINO – ITALY Photo courtesy of © LEURA

 

r.: Da questo punto di vista è stato facile mettere su uno studio?

P: Il nostro studio è il risultato di diversi anni di collaborazione. Negli anni trascorsi all’estero, dove lavoravamo per altri studi, abbiamo avuto modo di partecipare parallelamente a concorsi di progettazione. Nell’ultimo periodo ci sono capitate diverse opportunità e questo ci ha dato la carica per concretizzare questo nostro obiettivo.
Dal punto di vista amministrativo, trattandosi di un piccolo studio, non ci sono state grossissime difficoltà.
F: Aprire un piccolo studio è più semplice di quello che si pensi, non avendo dipendenti e
lavorando in uno spazio in condivisione, le difficoltà sono minori.
P: A Londra ad esempio i prezzi sono molto alti, se non hai una base economica importante è complicato. In Italia invece è il contrario: i prezzi di affitto, viste le difficoltà economiche, stanno diventando maggiormente accessibili. Purtroppo rispetto al resto d’Europa la burocrazia è lenta e complessa.
F: Abbiamo scelto di stabilirci a Torino per questi motivi, volevamo lavorare in un ambiente stimolante dal punto di vista culturale e che allo stesso tempo ci permettesse di spostarci facilmente nel resto d’Europa e d’Italia.

 

Scuola secondaria Enrico Fermi, Torino
SCUOLA SECONDARIA ENRICO FERMITORINO – ITALY Photo courtesy of © LEURA

 

 

Interview to LEURA 

We met with under 30 italian architects LERUA | Ledda- Russo Architetti, trying to better understand through their stories and experiences which are the possibilities and perspectives for the young architects of today. How do you organize your work ? Where do you work? What do you work on?

r.: It’s now clear the “architect crisis” in Italy, mainly for the new generation (our generation). However we would like to prove that there is a future for us in Italy.

F: We are actors in the “architect crisis” but we are at the same time very positive about the future. We left Italy many times due to University or job opportunities and after our experience in London, we decided to come back. Our positive attitude was the key to change our point of view about the “crisis” and a lot of new opportunities came up. We choose Italy to set our practice, but we try to keep us connected to the rest of the world, taking part to international competitions and collaborating with international practices it’s part of the
process.
P: We worked both in Spain and UK, and the truth is that you have to be able to adapt your idea of architecture to different environment; Crisis exists of course, but it’s everywhere and finding a job depends mostly from your contacts and the opportunities you create along the path.

r.: How long have you lived abroad?

P: I lived in Milan and Treviso, then I moved to Spain living in Madrid and Barcelona for three years and after that I spent almost two years in London.
F: I lived in Spain as well during my studies, then I spent some time in Brussels and after my graduation I moved to London.

r.: How did you hold your first job as an architect/architect office and which kind of work was it?

P: Our first realized project was ‘Salotto Café’, a small bar in Sassari’s city centre, right on the main square of the city. Some friends of us started this activity and asked us to take care of the interior design. It was an interesting experience to work for young and open minded clients and amazing artisans who shared our project from the very beginning and realised it in every small detail.
F: It was an inspiring experience, different from competitions. We had to focus our attention on the interiors, furniture design and small details..
P: Especially in designing the desk and the wine cellar that is conceived as part of a “scene” for the desk. The relationship with the contest and the existing Art Nouveau building has been also crucial in the design process. Definitely a great opportunity. However, now we are focused on architectural competitions. We don’t have private commissions
to work for at the moment but we believe that competitions are a democratic tool to develop an independent idea of architecture. We won Europan 2013 and the Marlegno competition and we received special mentions for many other projects. We deal with different kind of professionals from all over the world but what we like the most of our job is the final construction. In competitions it’s very hard to have the opportunity to build your project. For example, our winning project for Europan 2013, LIVING WITH(IN) NATURE| LANDSBERG – GERMANY (Europan 2013) was supposed to be built but in the end the situation changed and suddenly wasn’t anymore. Despite all, we will continue to work following our own idea of ‘pragmatic research’ and we’ll continue to do competitions and hoping that the future will bring new bright opportunities for us. 

r.: Do you think that between Italy and other European countries there are differences in the ease to built our proper professional life and his proper architectural office? Why?

F: There are several aspects to take into consideration; when it comes to bureaucracy, abroad there are more streamlined procedures. For example, it took two years to complete our project for ‘Salotto Cafè’ as well for other project we did in Italy, we had to deal with the same delays. In the UK on the other hand bureaucracy is simplified, the procedure of approving is way easier and clear.

r.: From this point of view it has been easy to set your own studio?

P: Our studio is the result of a collaboration through many years, even when we were having our individual experiences abroad, we still cooperate and take part to architectural competitions. Lately we had different working opportunities that helped us to achieve our objective. On the administrative side, wasn’t too difficult to set it up since is small and we know each other for a long time.
F: If you don’t have any employee and you are willing to work in a co-working space, it’s pretty easy to set up your own studio.
P: In London everything is more expensive, and that makes things more difficult if you don’t have a regular income. On the contrary, in Italy the rental prices are becoming more accessible but bureaucracy is still slow and complex compared to the rest of Europe.
F: These are part of the reasons that made us choose to set our practice in Turin, we were looking for a dynamic cultural environment that at the same time allowed us to travel easily through Italy and to Europe, and we found it!

 

Thanks to Lerua!

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