SET Architects

 

Abbiamo intervistato SET Architects, studio di architettura, urbanistica e design fondato da Lorenzo Catena (30 anni), Onorato di Manno (33 anni) e Andrea Tanci (33 anni). Onorato e Andrea si conoscono al corso di Architettura di interni alla Sapienza di Roma e quando si spostano alla Facoltà di Architettura Roma Tre incontrano Lorenzo. Iniziano a lavorare insieme partecipando a dei concorsi. Dopo qualche anno di sperimentazione individuale all’estero, si trovano a Roma e nasce SET. Oltre a vincere numerosi premi internazionali, essere pubblicati nelle più importanti riviste d’architettura, nel 2015 ottengono il primo premio per la realizzazione del memoriale per la Shoah che realizzano a Bologna nel 2016. Collaborano a numerosi festival di architettura, ultimo New Generations Festival per cui realizzano il Press Box, pubblicato sulle principali riviste di architettura.

 

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Photo courtesy of ©MARCO CAPPELLETTI – PRESS BOX, Roma 2017

 

r.: Com’è stato il vostro percorso professionale? Prima di SET vi siete presi del tempo per sperimentare. Cosa avete fatto?

Onorato: Si, dopo l’università ognuno ha preso la sua strada per circa un paio d’anni. Abbiamo avuto esperienze diverse sia in Italia che fuori: io [Onorato di Manno, n.d.r.] avevo intenzione di andare a lavorare all’estero, però durante l’università ho passato un periodo da tirocinante presso Labics [studio di architettura romano fondato da M.C. Clemente e F. Isidori, n.d.r.]. Poi, mi hanno proposto di continuare, quindi dopo essermi laureato, ho cominciato a lavorare da loro. Il progetto di partire all’estero, quindi, è saltato e sono rimasto qui, direi anche fortunatamente perché mi sono trovato bene: ho lavorato a molti concorsi, misurandomi a livello internazionale con altri studi, nonostante fossi rimasto a Roma. Quindi, sì… Diciamo che sono stato fortunato. Lorenzo ha fatto altre esperienze, ha lavorato da Cino Zucchi a Milano e per King Roselli a Roma. Andrea ha fatto un’esperienza in Cile, ha lavorato per Giovanni D’Ambrosio in Indonesia, e tornato a Roma, si è associato con lo Studio Romoli dove ha appreso la parte più tecnica del nostro mestiere. Il fatto di aver avuto esperienze così diverse è stato il nostro punto di forza per SET, ci ha permesso di avere tre visioni differenti in grado di compensare le reciproche mancanze.

 

 

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Photo courtesy of ©SET Architects – Bologna Shoah Memorial, Italy 2016

 

r.: Come avete avuto il vostro primo lavoro?

O.: È nato tutto un po’ per caso. Ci trovavamo a lavorare insieme la sera, dopo il lavoro, oppure nei fine settimana. Eravamo in cinque e abbiamo deciso di partecipare al concorso internazionale Shoah Memorial Competition. Ci sembrava un buon compromesso tra un progetto a piccola scala, quindi ottimo per le nostre esigenze del tempo, e un lavoro interessante, perché coinvolgeva la sfera pubblica. E’ stato anche un modo per metterci alla prova come team. Il concorso era strutturato in due fasi. Nella prima richiedevano solo un’idea di progetto, e veniva fatta una prima selezione. Nella seconda, invece, venivano portate avanti e sviluppate le proposte selezionate nella prima. Da qui, si arrivava poi al progetto. Questo metodo di selezione, molto diffuso in Europa (in Italia un po’ meno) è vantaggioso soprattutto perché permette a chiunque di presentare la propria idea anche con pochi soldi e, se valida, essere selezionata. Solo allora si può approfondire: si scende di scala e anche dal punto di vista economico si è facilitati, per esempio nella ricerca di risorse e consulenti. Quando siamo stati selezionati per la seconda fase era già un gran successo. Sapevamo di avere tra le mani un progetto forte ma non ci aspettavamo di vincere.

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Photo courtesy of  ©SET Architects – Bologna Shoah Memorial, Italy 2016

 

r.: Qual è stata la forza del Shoah Memorial?

O.: Il bando richiedeva molte caratteristiche che il progetto ha rispettato: un memoriale che non fosse didascalico, in cui le persone potessero fruire liberamente dello spazio, riflettere sul tema dell’olocausto in maniera intima e personale, senza nessun riferimento diretto. L’idea di riproporre il modulo dei dormitori e delle celle vuote dei campi di concentramento in maniera molto ossessiva, obbliga il visitatore dentro un passaggio stretto, alto, angusto dove è portato a vivere e rievocare quel periodo storico, ma in modo assolutamente intimo e personale. Abbiamo dato grande importanza al vuoto, che più di qualsiasi altra cosa, può essere riempito con mille suggestioni individuali. E alla fine ha funzionato.

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Photo courtesy of  ©SET Architects – Bologna Shoah Memorial, Italy 2016

 

r.:La Casa dell’Architettura ha ospitato a Roma la quarta edizione del “New Generation Festival – Architects VS Rest of the World”, evento internazionale di architettura curato da Gianpiero Venturini per cui avete progettato un installazione temporanea, il PRESS BOX.

O.: Si, esatto. Abbiamo realizzato l’area lettura del festival e al tempo stesso di lavoro, curata da mint LIST, che ha ospitato le pubblicazioni internazionali. Si è trattato di una struttura molto semplice e leggera appoggiata a terra, che abbiamo montato in pochissime ore. Una maglia quadrata metallica 4x4x4 metri, realizzata con i profili ome- ga che si utilizzano per costruire le pareti e i controsoffitti in cartongesso. E’ stata completamente avvolta, dalla “testa ai piedi”, dalla rete che normalmente serve per fissare l’intonaco. All’esterno è un espositore di riviste, all’interno invece una vera e propria area di lettura e lavoro con tavoli e sedie dello stesso materiale. E’ stato un grande lavoro di organizzazione perché abbiamo dovuto curare sia il progetto che la parte economica, se così si può dire: avuto il placet da Venturini, abbiamo dovuto trovare gli sponsor e a chi ci potevamo rivolgere per i materiali. Per fortuna le due cose hanno coinciso e l’azienda produttrice degli elementi metallici ha finanziato il progetto. L’installazione e’ stata molto apprezzata e chissà che non la rivedrete da qualche parte…

r.: Il New Generations Festival spinge a mettere un accento e riflettere sulle nuove generazione di architetti europei e/o internazionali. Oggi ha senso parlare di confini della professione?

O.: La quarta edizione del festival è stato un momento per riflettere sulla figura del progettista proiettato nel futuro. SET Architects, come testimonia anche il nome, è uno studio italiano solo nella misura in cui i suoi componenti sono italiani, ma ci sentiamo architetti europei, con prospettive ad ampio raggio e un occhio sempre aperto a quello che succede attorno noi. Noi siamo radicati in Italia per caso, quando in realtà, pur avendo sede a Roma, ci riteniamo degli architetti europei, volendo lavorare in un ambito europeo, quindi più ampio: guardiamo sempre all’estero pur stando a Roma, città che amiamo. Non ci vincola né vogliamo essere vincolati, siamo aperti a qualsiasi evenienza: se avessimo un’opportunità fuori dall’Italia, saremmo assolutamente pronti a muoverci ma soprattutto, oggi come oggi, definirsi in un luogo specifico non rappresenta più lo stato attuale delle cose. La nostra società è sempre più “nomade” e penso che noi, da italiani, ci sentiamo appartenenti a una comunità più ampia, come quella europea. Siamo qui, a Roma, in Italia, non tanto per princìpi particolari, bensì per una serie di fattori più che altro casuali. Ma al tempo stesso vediamo questa scelta come una spinta per l’Italia stessa, dove siamo nati e speriamo di fare il nostro meglio.

 

Interview to SET Architects 

SET is a young architecture, urbanism and design studio founded by Lorenzo Catena (30), Onorato di Manno (33) and Andrea Tanci (33). Onorato and Andrea met at La Sapienza University of Rome where they were studying interior architecture, then after moving to the Fac- ulty of Architecture at Roma Tre University they met with Lorenzo. They started by working together to couple of competitions and after separately working abroad in different part of the world they met again and established SET Architects. They have been awarded with international prize and they have been featured and published on renowned architecture magazines. SET is rst prize winner of the 2015 international competition for the Shoah Me- morial that was built in Bologna one year later. Today SET is group open to different multidisciplinary contributions, they were part of numerous architecture festivals and lately they designed the PRESS BOX for the fourth edition of the New Generations festival.

r.: Which was your personal professional path? Before SET you did a lot of different things. Tell us about it.

O.: After the graduation, me and the others, we’ve gone our separate ways to train for a couple of years. We had differ- ent experiences, both in Italy and abroad.I always wanted to work abroad, but during the university I did an internship at Labics (architecture studio founded by M.C. Clemente e F. Isidori based in Rome, ed.) and I con- tinued to work with them even after my graduation. So, my plans changed, but I feel lucky as I had the opportunity to work with a leading rm on projects from all over the world even if I stayed in Rome. So, yes… I am very lucky. Lorenzo (Cognome ndr), on the other side, worked for Cino Zucchi in Milan and for King Roselli in Rome. Andrea( Cognome ndr) spent a short period working in Chile, then he worked for Giovanni d’Ambrosio in Indonesia, and in the end he became member of Studio Romoli when he came back to Italy , learning more about the technical side of our profession. Having different working experiences, gave to SET the chance to balance our competences.

 

r.: How did you get your rst work as SET?

O.: It was pretty random.We used to work together after work or during the weekend. We were ve and we entered the in- ternational competition for the Shoah Memorial: it seemed like a good challenge for us to design a small but meaning- ful project that was at the same time crucial for the public urban landscape. It was also a challenge for us as a team. The competition was divided in two stages : the rst step was the selection of the project proposals, then the select- ed ones were encouraged to develop their design ideas and nally build the project . This way of structuring the com- petition is very common in Europe but not that much in It- aly. I think it’s a clever way that allows anyone to present their ideas even with a small budget and eventually been selected. So details and economic requirements, as spon- sor or budget, are necessary only if selected, that gives you enough time to collect them. We have been selected and entered the second step that was already a great success. We knew the value of our work that results in a very good project but we didn’t ex- pect to win!

 

r.: What was the strength of the design for the Shoah Memorial?

O.: The call focused on few key points: the memorial shouldn’t be didactic, people could freely use this space and have the possibility to chose their own way to reflect about holo- caust without any direct influence. By using the same modules that was once used in the concentration camp’s dorms, and by obsessively repeat- ing those empty cells we force the visitor to dive into this narrow path, high and cramped and to reflect on this hor- ri c historical event. We thought that empty spaces could be lled with thousand of personal suggestions. And in the end, it was a success.

 

r.: The Casa dell’Architettura in Rome, hosted the fourth edition of the New Generations Festival – Architects vs Rest of the World, an international architecture event by Gianpiero Venturini. For the event you designed a tempo- rary installation called the PRESS BOX, what is it?

O.: Yes, exactly. We designed the festival reading-working area as a joint collaboration between Set and mint LIST, that took care of the international publications part. It was a very simple and light structure sit on the ground that we were able to put together in a few hours. A metallic square- mesh 4x4x4 meters, realized with Omega pro les that are usually used for drywalls to make interior walls and ceilings. It has been totally wrapped “from head to toe” into a wire net that is used to x the plaster. On the outside it works as a magazine stand, while inside it becomes a reading-work- ing area complete with tables and seats made by using the same material. It wasn’t that easy to manage the whole process as we took care both of the project and the business plan. We obtained the “placet” from Venturing, we had to nd the sponsor and the materials suppliers. Luckily the supplier of the metallic mesh liked our idea and decided to sponsor the project. The PRESS BOX has been largely appreciated and, who knows, we might see it again someplace else in the future!

 

r.: The New Generations Festival puts a light on the european and international new generation of architects. Living and working in such a broad scenario, does it make sense to you to talk about professional boundaries and borders?

O.: This fourth edition of the festival has been a chance for everyone to think about the future of designers. SET Ar- chitects is an italian of ce only because the members are italians, but we feel european architects with large-range perspectives and we always keep an eye on what happens around us. We are settled in Italy by chance and we are based in Rome, the city we love, but we consider ourselves european and our aim is to work in a broad multicultural reality. We always keep track of what happens in the world. We are opened to any kind of opportunity: if we’ll ever have a chance to work abroad, we would absolutely be ready to move. Especially because nowadays it doesn’t make sense to think of ourselves as set in a speci c physical space: ev- eryday the society is always more nomadic and we as ital- ians are part of a bigger society, the european one.We are in Italy, as I always says, by chance, due to a series of unpredicted events… But, at the same time it’s an opportunity for us that were born and raised here to do our best for our country.

 

Thanks to SET Architects!

 

 

 

 

 

 

 

 

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