Samuel Gonçalves | SUMMARY

Quando siamo andati a visitare la Biennale di Venezia curata da Alejandro Aravena siamo rimasti  affascinati dalle strutture in cemento che campeggiavano di fronte al Padiglione del Cile. Abbiamo intervistato l’autore, Samuel Gonçalves.

Nato a Arouca, Portogallo nel 1988, si laurea alla FAUP di Porto nel 2012 e studia un anno alla Pontificia Universidad Católica de Chile. Ha lavorato un anno presso lo studio cileno ELEMENTAL, fondato da Alejandro Aravena. Nel 2015 fonda a Porto il suo studio, SUMMARY, finalista del premio nazionale portoghese per le industrie creative. Nel 2016 è stato invitato alla Biennale di Architettura di Venezia. Hanno esposto accanto al Padiglione del Cile e rappresentavano lo studio più giovane dell’intera esposizione. Il lavoro che hanno esposto è stato pubblicato sulle principali riviste d’Architettura italiana come Domus e oltre che sui principali siti di Architettura internazionali come Archdaily, Designboom e altri.

r.: Inizi gli studi di Architettura alla FAUP a Porto e li termini alla Universidad Catolica de Chile. Cosa ti ha spinto ad andare in Cile? Era già nei tuoi programmi lavorare da ELEMENTAL a fianco di Alejandro Aravena?

s.g.: Ho iniziato a studiare architettura nel 2006. Un anno dopo, mi è capitato di assistere ad una conferenza di Alejandro Aravena alla FAUP ; presentava un lavoro di             ELEMENTAL, a dire il vero non conoscevo bene il suo lavoro (non era uno studio noto come ora). La conferenza mi ha dato uno spunto per osservare l’architettura da altri punti di vista: è più di un’arte, di una disciplina; qualcosa che è in grado di lavorare attraverso fatti concreti più che idee. Ho capito, per la prima volta, che il lavoro dell’architetto si deve confrontare anche con tutte quelle situazioni esterne alla prassi puramente architettonica; per esempio gli aspetti economici e politici, che vanno molto al di là di quelli con cui ci hanno insegnato a confrontarci in ambito accademico, come la proporzione e la funzionalità. Quel giorno decisi che avrei voluto lavorare da ELEMENTAL. Tre anni dopo, avevo ventun anni, ho partecipato ad un bando per la mobilità internazionale e scelsi il Cile; quella sarebbe stata una scusa perfetta per andare a Santiago, conoscere Aravena e il suo team. Ed accadde proprio così! Ho vissuto un anno incredibile, lavorando duramente ed imparando ogni giorno, come se fossi cresciuto di molti anni in uno solo.

0019©TIAGO CASANOVA

 

 

r.: Prima della Biennale di Venezia 2016, avevi già avuto occasione di esporre il tuo lavoro in altre parti del mondo?

 

s.g.: Quando abbiamo ricevuto l’invito per esporre il nostro lavoro alla Biennale, avevamo appena iniziato. E’ stata la prima occasione di poter condividere con un grande pubblico il nostro lavoro, frutto di pochissimi anni. Oggi tutto sta cambiando abbastanza velocemente; abbiamo tenuto varie conferenze in Europa e quest’anno esporremo il nostro lavoro a Bangkok. Andare all’estero a presentare i nostri lavori è una grande occasione, amiamo farlo e soprattutto impariamo molto.

0089©SUMMARY.jpg

 

 

r.: Qual è la differenza tra il lavoro che viene presentato in Biennale e il lavoro nella pratica?

s.g.: La nostra installazione, INFRASTRUCTURE ARCHITECTURE, è stata una reazione alla sfida da che lo scenario contemporaneo ha lanciato all’architettura: come si può rendere il processo di costruzione sempre più efficiente? Quello che abbiamo esposto era semplicemente un sistema di costruzione “Gomos System” basato su ordinario sistema impiantistico. Abbiamo preso i moduli esistenti e ridisegnati, li abbiamo resi abitabili, variabili nel tempo, come un sistema aperto, mantenendo la rapidità e la stabilità dei tubi di canalizzazione. Il nostro compito era di svelare questo modo di pensare, la trasposizione dalle infrastrutture all’architettura e l’abbiamo fatto in modo chiaro e diretto. Il nostro approccio è sempre al limite, tra la sperimentazione e il bisogno reale. Eravamo e siamo ancora un nuovo studio. Abbiamo sfruttato l’occasione della Biennale per mostrare esattamente come funziona quello che facciamo, cosa vogliamo fare e quali siano i fondamenti che muovono il nostro lavoro.

 

r.:Raccontaci di SUMMARY. Su cosa si basa la sua poetica? Come definiresti lo studio all’interno dello scenario contemporaneo che stiamo vivendo? Come e se l’esperienza da ELEMENTAL ha influenzato la creazione del tuo studio?

s.g.: Lavorare da ELEMENTAL mi ha dato la possibilità di fare un bel salto. Ho imparato come funzionano le dinamiche di uno studio, quali aspetti fossero fondamentali per creare un gruppo dal punto di vista creativo, di organizzazione economica e di lavoro per esempio. SUMMARY è nato come un progetto di lavoro e di vita; lo avevo in mente già dal Cile. Non esiste nessuna poetica dietro, se con poet- ica intendiamo qualcosa legato all’aspetto emozionale. Lo studio si basa su aspetti realistici ed oggettivi: stiamo sperimentando un tipo di “architettura d’emergenza”: nei prossimi 15 anni, ci sarà un incremento della popolazione in città del 70%. E’ la prima volta che ci troviamo a dover affrontare una crescita cosi repentina in un periodo di tempo così breve; questo significa che dobbiamo definire una strategia per fronteggiare questa crescita al più presto. D’altra parte ci confrontiamo anche con la crescente frenesia dei tempi contemporanei: la costante necessità di avere tutto e subito che altro non può che produrre artefatti come IKEA e Uber e Airbnb. Questi nuovi scenari pongono una sfida all’architettura: l’ottimizzazione di tempo e di risorse. Questo è il cuore della strategia di SUMMARY e la sua estrema connessione con il momento che stiamo vivendo ora. Significa che stiamo rischiando di essere una generazione irrilevante nei confronti di un ipotetico miglio- ramento del nostro futuro.

 

SUMMARY

ph. ©TIAGOCASANOVA, BiennaleVenezia 2016

 

 

 

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